Category Archives: Fausto Cerulli

Le conoscevo tutte per nome,

Le conoscevo tutte per nome,

e per la curva dei fianchi,

e per le natiche sode,

e per i baci dati ad altri.

Loro non conoscevano

nulla di me, se non la voglia

che mi prendeva, a sera

e nelle albe di speranza,

di averle mie. Stavano

ferme al sole, negli occhi

la malizia delle donne

che si sanno belle.

Speravo sempre

che pensassero,

almeno in un respiro,

al mio pensarle. Caste sempre

e puttane.

Non agghindarti per amore,

Non agghindarti per amore,

se di amore vuoi essere amata,

vesti un abito semplice molto,

e leggermente sconsolato;

e della tua anima non dirgli,

se duri hai i capezzoli

e sode le natiche. Cammina

per le strade che conosci,

anche se aspre, e ungi le tue

mani con il balsamo della fonte

lussuriosa. Racconta

la tua vita mentendo. E vivi

sorpresa di vivere.

(Fausto Cerulli)

Le mie immagini

Le mie immagini, quelle che custodisco

negli occhi della memoria, trascolorano

come riflessi aguzzi negli specchi, e luce

non so più dire a me stesso, solo anima,

e monete false nelle borse degli occhi,

ma mi tradisce qualcosa che serpeggia

nelle mie vene adatte ad essere piegate

come uncini : non conosco oramai paura,

essendo morta la mia speranza di essere

nei nascondigli amorosi. Leggera cammina

accanto a me una tollerabile

stanchezza.

(Fausto Cerulli)

Le parole del nostro discorso

Le parole del nostro discorso

amoroso avevano un loro percorso

ambiguo da seguire. Sostavano

negli anfratti misteriosi del nostro

essere consapevoli della fine,

di quando sarebbero diventate

simili al silenzio che prima aveva

segnato le nostre vite divise.

Avevano paura- forse- del loro

senso, quelle nostre parole,

e noi le volevamo tranquille,

magicamente, di baci.

Ma il nostro amore studiava

meticoloso il proprio suicidio,

così simile ad una strage

privata.

(Fausto Cerulli)

Cercavo nelle cianfrusaglie

Cercavo nelle cianfrusaglie come fosse un mio obbligo

tralasciare l’essenza, e a me accadeva di trovare

la resistenza degli oggetti nella palude del banale

orrendo. Conoscevo strade maestre, quelle

segnate dai semafori  del disgusto , ma volevo

percorrere l’ angusto vicolo dove non posso

perdere altro che la mia ombra disadorna. Ora

qualcosa dentro di me mi dice di non cercare,

ripete di non cercare,tutto è stato trovato

nella scia del nulla.

Forse mi potrebbe fare salvo la morta  fanciulla scolpita

nel marmo che ormai si sfalda, secolare cenere che

torna cenere. Ma non mi serve essere salvo ora

che l’ora ha ucciso gli orologi alla

memoria.

(Fausto Cerulli)

Come una malattia molto umile

Come una malattia molto umile,

acqua nasceva dalla terra

nelle strade mattutine di una

Parma conosciuta da sempre.

E tra qualche rondine impaurita

lui sedette sulla pietra assurda

a guardare per non vedere,

tra cortine di nebbia, la Chiesa

invecchiata di preghiere

Qualche presagio quasi di

lager lo spinse nella cripta.

adatta alle meditazioni

insoddisfatte. Poi la nebbia

fu solo un ricordo, e lei

comparve nel sole inatteso,

e in segno di saluto mosse

da lontano le sue mani esili,

e parve un volo di colombe,

augurale, Poi venne, atteso

da sempre, il male di un addio

molto normale.

(Fausto Cerulli)

Se la musica fosse mai spasimo

Se la musica fosse mai spasimo

saprei il nome del viandante, non so

se uomo o donna,  che ha chiesto

asilo sotto la mia tenda ed aveva

abiti comunque di angelo, ed aveva

dita atte ad una arpa e l’incavo

del violinista nel collo sottile.

Semplicemente maliziosa,

Semplicemente maliziosa,

tu, di quella malizia con cui

accavalli le gambe a mostrare

la nuda pelle oltre le calze

autoreggenti color fumo

di londra, tu molto femminile

nel passarti la lingua

sulle labbra a simulare

baci lascivamente dolci,

tenera tu come tutte le donne

che amo nella memoria

del passato, nella speranza

del futuro amoroso, e

nella inquieta eccitazione

del presente. Morbida

tu, come tutte le donne

in tutti i sogni..

(Fausto Cerulli)

Vai alla barra degli strumenti