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Aurora Husca

aurora_husca

Petresti è una frazione di Foscani,
una cittadina grande il doppio di
Fabro. La mia mamma fa l’operaia in
un’industria tessile, mio padre è operaio
in una fabbrica di macchine agricole.
Hanno sempre lavorato lì, ancora adesso
lavorano dodici ore al giorno e prendono
centocinquanta euro al mese. È dura. Per
fortuna vivono in una casa loro, ma i soldi
servono lo stesso. Mia madre ha fatto un
liceo che specializzava nel cucito, perché
da noi c’era Chauchesku: se facevi la
scuola e ti specializzavi poi trovavi lavoro
per quello per cui avevi studiato. Anche
mio padre ha fatto un liceo con specializzazione
nelle macchine agricole e quindi
ha trovato lavoro in quel settore.
Chauchesku me lo ricordo poco perché
ero piccola: ho bene in mente la tessera
del pane con la quale avevi diritto a due
fette di pane al giorno, un chilo di zucchero
a settimana e così via tutto razionato
per i generi alimentari.
Andavo d’accordo con i miei genitori,
erano severi ma una cosa normale. Ho un
fratello e mia madre pensava a noi, alla
casa e lavorava. Lavorando tutto il giorno
si organizzava nelle faccende domestiche
e noi stavamo con la nonna e con la zia.
I miei genitori sono stati la mia guida, ma
anche mia nonna È molto religiosa, ora
ha novantasette anni, è un amore. Non
ci mancava niente, avevamo e abbiamo
anche ora la casa e la terra, gli animali, insomma
una fattoria, ci pensa più che
altro mio padre, da noi è tutto pianeggiante,
non come qui.
Passava il pullman ogni dieci minuti e ci
portava a scuola nel capoluogo, Foscani.
Andavo bene, non avevo difficoltà, mai
avuto problemi. Ho frequentato quattro
anni di liceo forestale e poi sono rimasta
incinta e quindi ho smesso. Mio zio lavorava
il legno e loro mi hanno spinta a scegliere
questo liceo. Queste scuole erano
dappertutto, anche nelle città piccole, le

 

città più grandi avevano anche l’università.
Non mancava niente, l’inverno era
molto freddo, raggiunge i -20°C, l’estate
invece è come qui.
[ Non avevo grandi sogni, mi accontentavo
di quello che avevo.]
Ho conosciuto mio marito ai tempi del
liceo, ci siamo sposati e sono felice con lui.
Non avevo grandi sogni, mi accontentavo
di quello che avevo. Dopo sposata sono
andata a vivere a Foscani, è nato il bambino
e mi sono occupata della famiglia. Io
e mio marito siamo cresciuti insieme, non
lavoravamo, lui faceva piccoli lavoretti. Ci
aiutavano i miei genitori e sua madre che
era venuta a lavorare in Italia ci mandava
i soldi, mentre la roba da mangiare la prendevo
a casa dei miei. Ci aiutavano i genitori
da entrambe le parti, fino a quando
mio marito ha deciso di venire in Italia
perché aveva la mamma e il fratello. Mia
suocera sta a Perugia tutt’ora e mio cognato
vive a Chiusi. Abbiamo deciso così
perché ad un certo punto abbiamo pensato
di voler fare le cose da soli: ad un certo
punto nella vita uno dice “basta”.
Noi siamo cresciuti da soli perché mia
madre lavorava e quindi ci lasciava; è
forse per questo che anche qui io preferisco
fare da sola, non voglio troppo aiuto.
A me piace molto aiutare gli altri, però io
preferisco fare da sola, non amo che mi
stiano sopra.
Mio marito è in Italia da nove anni, è arrivato
a gennaio. All’inizio siamo stati separati
quattro mesi, è stato bruttissimo
per noi che eravamo abituati a stare sempre
uniti, anche al bagno insieme... Poi
siamo venuti io e il bambino, abbiamo
preso l’aereo perché il bimbo aveva due
anni, era piccolo. Mia suocera ha trovato
lavoro sia a mio cognato che a mio marito,
a lavorare nel taglio del bosco.


[ Ho dormito nel capanno dove dormiva mio
marito, c’erano le formiche, ho trovato uno
scorpione nel letto.]


Sono arrivata con un visto turistico che
valeva tre mesi. Ero felice di aver ritrovato
mio marito. Per una settimana
avevo tutto prenotato, perfino l’hotel,
ma io sapevo che sarei rimasta più a
lungo. Ho dormito nel capanno dove dormiva
mio marito, c’erano le formiche ed
ho trovato uno scorpione nel letto. Per
fortuna ci sono stata solo una notte.
Ci siamo trasferiti a Faiolo in affitto dove
abbiamo vissuto un anno e mezzo. Per lui
questo lavoro nel bosco era duro, l’Aulin
era il suo rinforzo mattutino: capirai
prima facevamo la vita di città e poi
siamo arrivati qui a spaccarci la schiena.
Voleva l’Italia?! E l’ha trovata...
Non si riusciva comunque ad andare
avanti, il lavoro era pesante.
In poco tempo ho imparato la lingua, all’inizio
quando ero a Faiolo avevo la
Bruna che mi veniva a trovare, una signora
di una certa età, molto brava, mi
parlava, mi capiva.
Appena arrivata mi sembrava che il cielo
fosse caduto sopra di me. La lingua? Ho
cercato di comunicare sempre e ogni
giorno mi entrava in testa, più stai con le
persone e più la impari, poi con la tv,
viene naturale.
Poi sono venuta a vivere a Montegabbione
e dopo un anno e mezzo lui ha
cambiato lavoro, ora fa il muratore.
Dopo i tre mesi della validità del permesso
di soggiorno sono stata clandestina;
non avevo il lavoro, non potevo
lavorare perché il bimbo era piccolo. In
Italia non mi rilasciavano il permesso di

soggiorno; a mio figlio sì perché era piccolo,
ma a me no, non c’è stato verso.
Così sono stata clandestina per due anni,
mi nascondevo, non mi facevo vedere più
di tanto e poi ho deciso di tornare in Romania
all’ambasciata italiana per chiedere
il permesso di soggiorno per l’Italia.
Ma non è stato facile: partivo da Foscani
alle tre di notte per arrivare all’ambasciata
alle otto e nonostante avessi l’appuntamento,
la fila era talmente lunga
che non mi ricevevano quando era il mio
turno. Così me ne dovevo tornare a casa
e riprendere l’appuntamento e ricominciare.
Ho fatto questo per due mesi! È
stata durissima, io ero là e mio figlio e
mio marito qui, era da ammazzarsi, come
si fa a dimenticare? Pensavo di andare e
tornare velocemente, invece sono stata lì
due mesi; il Natale l’ho passato io in Romania
e mio figlio e mio marito qui. Alla
fine sono riuscita ad ottenere il permesso

.di soggiorno per un anno e a quel punto
poteva essere rinnovato alla questura di
Orvieto. Quando sono tornata è stata
una gioia!

Io non mi fermo mai, lavoro tutto il giorno,
tutta la settimana, ma sono felice così.

Dopo che mio figlio ha iniziato l’asilo, ho
deciso di lavorare: ho trovato un impiego
in un ristorante e quindi abbiamo deciso
di comprare casa; invece di pagare l’affitto,
paghiamo il mutuo. Io non mi
fermo mai, lavoro tutto il giorno, tutta la
settimana, ma sono felice così. Non riesco
a stare ferma.
I rapporti fra noi due sarebbero stati gli
stessi, sia che stessimo ancora in Romania
piuttosto che qui. Il figlio studia, è bravo;
gli mancano un po’ i nonni, solo per questo
vorremmo tornare. È attaccato a loro,
andiamo a trovarli ogni due anni, perché
due settimane là ci costano duemila euro.
Non ce lo possiamo permettere più
spesso, abbiamo il mutuo da pagare.
Ho dovuto rinunciare alla mia famiglia.
Loro l’hanno presa male anche perché
anche mio fratello poi è venuto in Italia,
adesso è a Roma. Là il lavoro c’è ma è sottopagato
e i generi alimentari principali,
latte, uova carne, costano più di qui.
I miei sogni ora sono quelli di pagare la
casa, guadagnare per mio figlio e la salute.
Per il resto non chiedo nulla, sto bene così
come sto.

Io non mi fermo mai, lavoro tutto il giorno,
tutta la settimana, ma sono felice così.

 

noi e voi
Con noi si sono comportati tutti bene
e mi hanno rispettata, forse di più gli
italiani che i romeni. Anche oggi se
dovessi chiedere aiuto, mi rivolgerei ad
un italiano piuttosto che un romeno.
Ho due amiche qui in Italia, Morena e
Daniela, ci lavoro insieme, sono come
due sorelle, sono stupende. Frequento
gli italiani abitualmente, mangiamo insieme,
ceniamo insieme. Ci lavoro e ci
passo bei momenti. Mi sento integrata,
per me non c’è differenza. Per me i
soldi non valgono niente, per me sono
importanti le parole e il rispetto.

 

 

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