Mi interessa rappresentare lo stadio puro o quasi dell’essere umano, non necessariamente l’inquietudine. Il momento in cui la personalità è ancora molto plasmabile e il carattere dell’individuo non si è ancora consolidato. E’ anche per questo motivo che tendo a non dare fisionomie definite, cercando di rappresentare i corpi come involucri che custodiscono un’essenza. Tento di dire che in quel momento tutto è possibile, e questo o quei bambini potrebbero essere o diventare sia buoni sia cattivi, e non solo nel caso specifico relativo a Good kids/Bad kids?, anche se in questi lavori mi piace evidenziare il concetto attraverso il titolo, o per lo meno dare uno stimolo.
ho affrontato diversi stadi di ricerca nel campo dell’arte prima di giungere a questo tipo di espressione pittorica. In effetti, le fasi sono più di tre, ma mi limiterò a citare le esperienze più recenti. All’inizio era pittura figurativa, poi astratta, dove il gesto e il segno erano gli elementi fondamentali.
In seguito ho sperimentato la materia per alcuni anni, usando resine, materiali poveri e fotografia assemblati; quello che ne usciva prendeva il nome di “composti”. Ero interessato e ispirato dalle opere classiche dei grandi maestri dell’alto Medioevo, del ‘500 e anche dai fiamminghi, con uno sguardo particolare alla tensione che sviluppano i quadri di Grünewald.
Mi affascinavano le pale d’altare, ma venivo anche colpito dalla violenza rappresentata dall’arte concernente la religione occidentale. Soffrivo davanti ad alcune immagini.
Tecnicamente poi mi sono dedicato a un altro tipo di materia. Il mio interesse si è spostato verso i metalli: ferro e alluminio principalmente, che andavo ad intaccare con ossidazioni, incidevo, graffiavo con utensili e martellavo. Ho creato anche diverse installazioni. I temi, anche qui, erano sostanzialmente legati alla religione e alla violenza da essa generata, mi riferisco all’Inquisizione per fare un esempio, o ai martiri.
Poi ho avuto un periodo di riflessione abbastanza lungo, circa un anno e mezzo, dopodiché ho ripreso a dipingere.
In quell’anno e mezzo di riflessione cui accennavo prima, e in cui avevo una spasmodica propensione verso la pittura figurativa, ho voluto aspettare ancora prima di riprendere in mano i pennelli e sperimentare esprimendomi attraverso la videoarte. Insieme al mio caro amico Luca Trevisan (avevamo già in precedenza progettato e creato installazioni sotto il nome di Spazi Residui, insieme anche a Marco Cadioli) abbiamo lavorato all’idea di un video, mettendo su carta un progetto che poi è stato eseguito, in maniera completa direi: girato, montato e composto le musiche. E’ stata un’esperienza molto intensa e importante per me, e mi ha aperto la mente verso una visione nuova del fare arte, comunicando anche con la fisicità del corpo, movimenti, espressioni facciali, inquadrature, luci e, appunto, nel creare delle musiche adatte alle emozioni che ci interessava trasmettere. I brani creati per il video Il pasto (il primo girato) erano di genere indie/rock con influenze industrial, che in un crescendo di dissonanze ed effetti che spesso stravolgevano i suoni originali sfociavano in una psichedelica schizofrenia sonora. Io mi ero occupato dei suoni di chitarre, in molti casi molto distorte, che sviluppavano atmosfere rappresentanti l’annichilimento e la follia, e di alcune basi di tastiera, mentre Luca si era occupato della parte ritmica, effetti e batteria elettronica campionata, e Filiberto, un altro amico di vecchia data, si era prestato suonando delle basi di basso. Nel frattempo facevo musica e cantavo anche in una rock band con altri due amici. Il genere era sostanzialmente crossover e ci divertivamo davvero molto! La musica è un elemento fondamentale della mia vita. Non ascolto qualsiasi cosa, i miei gusti vanno dalla classica al rock più estremo, ma sempre selezionando. Ho composto musica anche da solo con l’aiuto di programmi di composizione che usavo sul mio computer. Quando lavoro, ho sempre necessità di avere un sottofondo musicale che arricchisca i miei stimoli. Con Luca abbiamo girato un secondo video e ne abbiamo iniziato un terzo, che però è rimasto incompleto, perché a un certo punto io ho dovuto abbandonare il progetto e conseguentemente anche l’impegno con la band, perché l’esigenza di dipingere era diventata importante. Ormai ero quasi ossessionato da una pittura figurativa che non facevo in concreto, ma che continuavo ad elaborare a livello intellettivo, e ho sentito che dovevo convogliare totalmente la mia energia in quel senso.
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